Approfondimento sulla Golden Age

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Questa pagina vi darà ulteriori informazioni sull'aureo periodo della Golden Age , l'Alba degli Eroi.
Questo periodo è famoso dagli appassionati  per le origini di molti eroi e specialmente  il grande successo che i comics ebbero in quel periodo , a partire dal famoso Action Comics n.1 dove fece apparizione il primo eroe: Superman.
I fumetti di quei tempi non erano certo perfetti : erano rozzi e grossolani , spesso ingenui , adatti ad un pubblico di ragazzini e con palesi riferimenti razzisti contro cinesi, russi ecc... , ma nonostante questo solo i fumetti della Golden Age sanno affascinare come pochi , anche grazie alla loro ingenuità.
Tutte le case editrici vorrebbero che si ripetessero le vendite di quegli anni , quando un albo aveva tirature pazzesche: oltre 50 milioni di persone leggevano fumetti di tema supereroistico. E noi , sperando che questo avverrà , leggiamo una bella scheda che parla di quegli anni : dal 1938 al 1950 : il periodo della Golden Age!

 

 

Il giugno del 1938 fu per il fumetto una data storica, quasi una seconda nascita; con la pubblicazione del primo numero di Action Comics fa infatti la sua prima apparizione Superman di Jerry Siegel e Joe Shuster, dando così origine alla cosiddetta Golden Age ed al genere fumettistico più noto e sfruttato, quello supereroistico.   gold01.gif (18713 byte)
La maggior fonte d'ispirazione nella creazione del personaggio, venne agli autori da una delle icone dell'immaginario popolare americano: Doc Savage, protagonista di innumerevoli pulp novels (così chiamate perché stampate su carta ricavata da polpa di legno) creato da Lester Dent nel 1933; Doc Savage fornì però da ispirazione per la versione definitiva di Superman, infatti nel gennaio del 1933 i due autori pubblicarono (nel pulp magazine Science Fiction) un racconto dal titolo "The reign of the Superman" in cui il personaggio veniva ritratto come un criminale e le cui fattezze (oltre alle gesta) avrebbero successivamente portato alla creazione di Lex Luthor, la nemesi per antonomasia di Superman.
La genesi editoriale del personaggio fu tutt'altro che facile, molti autori rifiutarono infatti il lavoro giudicandolo mediocre ed immaturo e, come spesso accade in questi casi, fu una serie di coincidenze e passamano a portare i due autori da Harry Donenfield della DC Comics il quale, avendo già lavorato con loro e cercando nuovo materiale da pubblicare, decise di dare loro una chance, compiendo ovviamente un'ottima scelta.

Il successo di Superman fu tale da spingere Bob Kane a tentare anche lui la strada degli eroi mascherati (soprattutto dopo aver saputo l'entità dei guadagni di Siegel e Shuster) e a creare Batman; anche in questo caso, il personaggio aveva radici profonde nell'immaginario comune, ma stavolta le sue ascendenze erano più composite e, in alcuni casi, insospettabili. Se infatti la doppia identità Batman/Bruce Wayne fu presa in prestito da Zorro e il mantello fu un'idea venutagli dai film di Dracula interpretati da Bela Lugosi, l'idea di usare come modello il pipistrello gli venne niente meno che dagli schizzi dell'ornitottero, la macchina da guerra volante di Leonardo da Vinci.
La prima apparizione di Batman avvenne nel maggio del 1939 nel numero 27 di Detective Comics e il successo fu tale che già nella primavera dell'anno successivo uscì il primo numero della sua testata personale. Sebbene però fu il solo Bob Kane a passare alla Storia per la creazione dell'uomo pipistrello, fu fondamentale il contributo di Bill Finger al quale si deve la creazione di Gotham City, oltre a quella del Joker, di Catwoman e di molti altri criminali. gold02.gif (23056 byte)

Grazie al successo di Batman e Superman, il 1939 fu un fiorire di eroi in maschera, in autunno la Timely (la futura Marvel) pubblicò il primo numero di Marvel Comics con la prima apparizione del Namor di Bill Everett e de la Torcia Umana di Carl Burgos, la Fawcett nel numero due di Whiz Comics fece esordire il Capitan Marvel di C.C. Beck e Bill Parker, mentre la DC Comics pubblicò il primo numero di Flash Comics, contenente appunto la prima apparizione di Flash, da non confondere però con quello moderno, portato a breve fama da una mediocre serie televisiva dei primi anni '90.gold03.gif (28853 byte)
Nel numero 38 di Detective Comics, fece inoltre la sua prima apparizione Robin, introdotto da Bob Kane con la convinzione che ogni giovane lettore avrebbe voluto vestirne i panni; nonostante l'idea incontrò inizialmente le ritrosie della dirigenza, Kane riuscì a far pubblicare un numero di prova che, vendendo il doppio del normale, trasformò Robin nella spalla fissa di Batman.gold04.gif (28968 byte)
Gli anni '40 furono però per l'Europa, e per gli Stati Uniti, gli anni della guerra e, contrariamente a quanto avvenne durante la Prima Guerra Mondiale, tutti sembrarono invasi dal fervore patriottico e oltre al proliferare di fumetti con ambientazione bellica, si assistette all'intervento di quasi tutti i supereroi nelle rispettive testate. A dar inizio nel maggio del 1940 a questa cosiddetta invasione dei fumetti bellici fu, guarda caso, War Comics 1 della Dell. gold05.gif (33798 byte)

Il passo decisivo, fu comunque compiuto l'anno successivo, quando la Timely pubblicò il primo numero di Captain America Comics di Joe Simon e Jack Kirby; l'editore era talmente certo del successo del personaggio che, per la prima volta nella storia del fumetto, lo fece esordire direttamente nella sua testata personale, risparmiandogli il classico rodaggio sulle pagine di un'altra serie.
La storia era l'ennesima versione del classico sogno americano: tutti nella vita possono avere la loro grande occasione, ovviamente in America; fu così che l'ardore patriottico del giovane Steve Rogers, rifiutato all'atto dell'arruolamento poiché fisicamente inadatto, impressionò un generale fino al punto di proporlo per il progetto governativo del supersoldato, che lo trasformò appunto nel soldato definitivo.
L'importanza della testata è dovuta anche al fatto che funse da palestra creativa per l'assistente di Simon e Kirby, un diciassettenne di nome Stanley Lieber, in arte Stan Lee, che qualche anno più in la sarebbe diventato lo scrittore di comics più famoso di tutti i tempi.
I due esempi appena citati, non furono ovviamente gli unici visto che in quegli anni un po' tutti gli editori si affrettarono a cavalcare l'onda del conflitto proponendo la propria testata bellica; il successo fu tale che nel 1941 quasi cinquanta milioni di persone al mese leggevano fumetti, la maggior parte delle quali erano di sesso maschile.
Il poter contare su un pubblico prettamente maschile, non bastava però all'allora redattore capo della DC Comics Max Gaines.
Contraddistintosi nella sua carriera per una grande lungimiranza e per voler sempre compiere un passo in avanti rispetto ai suoi tempi, cercava qualcosa che potesse attirare il pubblico femminile, a questo scopo contattò lo psicologo William Moulton Marston il quale, usando lo pseudonimo di Charles Moulton, creò Wonder Woman, apparsa per la prima volta nel dicembre del 1941 sulle pagine di All Star Comics 8.
Le prime storie della serie non si distinsero certo in originalità ed erano anzi piuttosto rozze ed approssimative, si pensi ad esempio al fatto che in una storia la protagonista veniva legata per ben sei volte e che le pene inflittele dai crudeli maschi nemici sfioravano spesso il sadismo (spesso e volentieri veniva frustata e legata a tavoli di tortura); ciò nonostante il personaggio si rivelò un successo presso il pubblico femminile e agli inizi del 1942 ricevette la sua testata personale.gold06.gif (27697 byte)
La grande proliferazione di personaggi e testate che caratterizzò la Golden Age,   subì comunque una brusca frenata intorno al 1943 a causa della carenza di carta provocata dal procedere della guerra, e subì un drastico calo quando, con la fine di quest'ultima nel 1945, le vendite diminuirono nettamente. Il genere bellico era scomparso del tutto, a quanto pare gli americani erano intenzionati a dimenticarsi della guerra (visto tra l'altro come vi avevano posto fine), il genere supereroistico era ridotto ad alcuni personaggi e la maggior parte degli autori cominciò a rivolgersi ad altri generi, western e rosa in testa.
Secondo alcuni, questa fu la fine di un'era giustamente denominata dorata, visto il fervore creativo che la contrassegnò; volendo però citare un vecchio adagio, "non è tutto oro quello che luccica" e infatti la Golden Age fu ben lungi dall'essere perfetta; le storie erano infatti grossolane e spesso banali soprattutto perché il fumetto veniva ancora considerato un genere per ragazzini; i personaggi, spesso monolitici, vivevano storie che riflettevano un'America dalla mentalità molto ristretta e in cui il razzismo anche palese veniva spesso tollerato, non era infatti raro (soprattutto durante la guerra) vedere Superman picchiare criminali con fattezze orientali, su albi le cui copertine declamavano slogan del tipo "addosso al muso giallo", e sebbene le donne potessero anche ambire ad essere supereroine, come Wonder Woman, o giornaliste affermate, come Lois Lane, il loro ambiente naturale veniva sempre considerato la cucina.
Col passare del tempo dunque i fumetti agivano sempre più come specchi della società che li generava, quella stessa società che, come prevedibile, stava uscendo mutata dal secondo conflitto mondiale, che di conseguenza portò dei cambiamenti anche nei fumetti e nel modo di concepirli.
Come detto prima, c'è chi ritiene che la fine della guerra fu anche la fine della Golden Age, ma si pensa che stava piuttosto mettendosi in atto il mutamento di cui sopra; l'Età dell'oro era sì moribonda, ma il suo ultimo respiro lo avrebbe esalato solo qualche anno più in là.




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